La fiera millenaria dell’Impruneta

La fiera millenaria dell’Impruneta

Quattrocento anni e non sentirli. Per limitarsi, badate bene, alla sola storia documentata (la Fiera di San Luca è infatti citata per la prima volta in un editto datato 25 ottobre, emanato da Alessandro Marzi Medici – arcivescovo di Firenze dal 1605 al 1630 – per disciplinare fiera e mercato) perché, da quel che si racconta, pare che gli anni sul groppone di questa “vetusta signora dai fianchi larghi” siano, a occhio e croce, più del doppio.

Le origini della Fiera di San Luca, infatti, si fanno risalire a mille anni fa, quando i pastori transumavano dall'Appennino alla Maremma e si fermavano a Impruneta per trattare i capi di bestiame con i mercanti, per vendere latte, formaggi e lana, nonché per dedicare una visita al santuario del paese. Gli Imprunetini, da par loro, accoglievano i transumanti mostrando in piazza oggetti di quotidiana utilità, come scarpe, vestiti, utensili e vasi di quella terracotta particolare che sarebbe divenuta col tempo il celebre Cotto dell’Impruneta, apprezzato in tutto il mondo.

Dunque, dall’alto dei suoi mille anni, la Fiera di San Luca rimane a oggi una delle più antiche fiere di bestiame d’Europa: si svolge da sempre nella settimana in cui cade il santo patrono di Impruneta, San Luca Evangelista (18 ottobre). Una fiera che, giocoforza, si è trasformata nel corso dei secoli, non solo aprendosi a variopinte folle di visitatori e turisti, e non più solo a mercanti e pellegrini – come del resto testimoniano il dipinto di Filippo Napoletano della Galleria Palatina di Firenze (1618) e la splendida incisione del francese Jacques Callot (1620) conservata alla Biblioteca Nazionale Centrale di Parigi – ma anche affiancando all’originaria dimensione agricola nuove occasioni di incontro, eventi culturali e spettacoli d'intrattenimento. E se il bestiame da lavoro è ormai stato sostituito da moderni trattori resta comunque viva la parte dedicata alla contrattazione di animali da carne e cavalli da equitazione. Perché nulla è andato perso.

Tra le innumerevoli fiere italiane quella di San Luca rappresenta, a suo modo, una delle più vivide testimonianze di “corrispondenza d’amorosi sensi” tra tradizione e modernità, tra radicamento sul territorio e apertura sul (e al) mondo; un’occasione unica dove storia, tradizione e folklore amoreggiano senza vergogna con lo spirito dei tempi e dove il rispetto per la terra e per chi la lavora sa tingersi di connotazioni goderecce, di convivialità e condivisione. Le molteplici manifestazioni sportive e culturali, le svariate iniziative per la commercializzazione dei prodotti locali, le mostre, i concerti, il luna park per i più piccoli e il grande spettacolo pirotecnico finale rappresentano solo la provvidenziale proiezione di un passato che, per nostra fortuna, non ne vuol proprio sapere di gettare la spugna.

Il tutto sempre riservando un doveroso occhio di riguardo al volontariato, alle lusinghe e critiche dei visitatori e, perché no, al non meno importante, quanto salutare, richiamo delle novità. Sì, insomma, diciamolo pure, anche in risposta a quei pochi che forse un po’ troppo ingenerosamente continuano a battezzare la Fiera Millenaria dell’Impruneta come “la fiera delle solite cose”.

Utilizziamo cookie tecnici e di profilazione (anche di terze parti) per migliorare la tua esperienza su questo sito. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie; in alternativa, leggi l'Informativa Estesa e scopri come disabilitarli.